E' facile dire masanette, è più difficile chiamarle con il loro vero nome, ovvero CARCINUS AESTUARII .

Carcinus aestuarii (Nardo, 1847)
Phylum Arthropoda
Classe Malacostraca
Ordine Decapoda
Famiglia Portunidae
Genere Carcinus
Specie aestuarii

Nomi comuni: Granchio comune
                     Granchio verde
                     Granchio carcino
                     Green crab

E' una specie di granchio molto diffusa nel Mediterraneo. È molto simile al carcinus maenas, e talvolta considerato come una sottospecie di questo piuttosto che una specie a se stante. Le due specie si distinguono dalla parte frontale del carapace, in mezzo agli occhi, che è corto e dentellato nel c. maenas e lungo e liscio nel c. aestuarii. Inoltre i gonopodi del c. aestuarii sono dritti e paralleli, mentre quelli del c. maenas sono curvi. Un'ulteriore analisi molecolare utilizzando il citocromo c ossidasi ha riscontrato differenze sostanziali tra le due specie, confermandone la differenziazione.
Il c. aestuarii ha carapace superiormente liscio a forma di cuore vagamente esagonale, il cui bordo antero-laterale ha 5 dentelli rivolti in direzione dei peduncoli ottici e la parte in mezzo agli occhi liscia. Ventralmente si possono vedere i sei segmenti addominali che formano il telson, altrettanti scerniti toracici e i missilipedi. Le chele sono abbastanza robuste con la destra leggermente più sviluppata della sinistra. Ha zampe lunghe e lisce il cui ultimo paio particolarmente piatto in quanto hanno anche funzione natatoria.
Il maschio di questa specie ha l'addome triangolare ed appuntito. La femmina invece ha l'addome di forma rotondeggiante. Il carapace raggiunge un diametro massimo di 6,5 cm per i maschi e 4,5 per le femmine.
Il carapace ha tipicamente un colore verde-oliva con sfumature marrone nella parte superiore mentre è giallo crema inferiormente.
Si trova particolarmente bene negli ambienti sabbiosi degli estuari e lagunari. Vive prevalentemente nei bassi fondali dalla superficie fino a 5 m di profondità. E' una specie onnivora.
Il periodo riproduttivo è molto lungo (da maggio a novembre), anche se il picco è tra maggio e giugno.
E' in grado di sopportare sensibili variazioni di salinità e temperatura e di sopportare lunghi periodi fuori dall'acqua.

Come vengono preparate? Noi usiamo cuocerle vive nell'acqua per qualche minuto, poi scolarle e lasciarle raffreddare. Vengono poi tolte le zampe e le chele, il corpo viene condito con olio, sale, pepe, prezzemolo e aglio e lasciato insaporire per un giorno, per essere servito come piatto freddo accompagnato da una fetta di pane e del buon vino.

Il c. aestuarii è' conosciuto nel Veneto con il nome di Moleca e viene particolarmente apprezzato come cibo durante il periodo della muta.

Le Moleche

La laguna di Venezia è al centro di una particolare attività, a metà tra la pesca e l’allevamento estensivo: la raccolta delle moleche. Da almeno tre secoli i pescatori selezionano i granchi in fase di muta, quando perdono il loro rivestimento (carapace) e si presentano teneri e molli – da qui il nome moleche. E’ un’attività stagionale che segue i ritmi di crescita dei crostacei e ha le sue punte nel periodo primaverile ed autunnale. I granchi sono catturati con apposite reti da posta fisse, posizionate nei bassi fondali lagunari. Si procede quindi a un’accurata cernita, per separare i granchi boni, pronti alla muta in tempi brevi (da una a tre settimane), dagli spiantani, che muteranno nel giro di un paio di giorni, e dai matti, che invece non muteranno più nel corso della stagione di raccolta. Mentre i matti sono ributtati in mare, spiantani e boni vengono tenuti separati e sistemati in appositi contenitori detti vieri. Un tempo costruiti interamente in vimini, ora sono formati da assi di legno, distanziate per permettere la circolazione dell’acqua all’interno.
A questo punto, i vieri vengono calati in acqua, nei bassi fondali sabbiosi o in prossimità dei canali. L’ultimo anello della filiera consiste nelle operazioni di controllo e pulizia dei vieri; la finalità è triplice: prelevare le moleche, eliminare gli esemplari morti e i carapaci, e, infine, trasferire i boni che, man mano, diventano spiantani. Le moleche, una volta tolte dall’acqua, possono essere mantenute vive in contenitori refrigerati fino a 2-3 giorni, per poi essere conferite al mercato.


  

Come si mangiano?

Le moleche vanno cotte vive. S'’incidono con un coltello sulla schiena e si strizzano con le mani in modo che fuoriesca tutta l’'acqua rimasta. Poi s'nfarinano e si buttano nell’'olio bollente. Ed è qui che avviene la seconda metamorfosi: da esseri verdini e mollicci si trasformano in croccanti bocconi color rosso dorato, dal sapore dolcigno associato al gusto d’'alga e di mare.
Un’'altra preparazione prevede di immergere le moleche vive in terrine piene di uovo sbattuto che assorbiranno per bene. Dopo circa una o due ore, si infarinano e si friggono nell'olio bollente.
La tradizione richiede l’'abbinamento con rossi leggeri ma un’'ottima alternativa è un calice di bollicine - un Franciacorta o un Prosecco di Conegliano Valdobbiadene nella tipologia brut - oppure, tra i vini fermi, un Tocai del Collio, un Soave del Veronese, o ancora, per i più curiosi, un Bardolino Chiaretto del Garda.

Staria delle Moleche: http://www.pubit.it/sunti/pes0106f.html

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